Trento: un atto di inciviltà che deve essere fermato – di Fabio Bracciantini

Succede che a Trento un consigliere comunale di una Lista Civica, tal Claudio Cia, padre “modello” (aggiungo io) di due bambine (così recita la home page suo sito, ed ometto i nomi per rispetto delle minori) il 26 Febbraio scorso ha presentato in Consiglio Comunale un ordine del giorno in cui chiede “che i servizi sociali del comune di Trento, individuati sul territorio casi di omogenitorialità singola o multipla, verifichino l’ambiente di crescita del bambino in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna, per deliberata scelta che sottende motivi di illegalità e la segnali immediatamente al Sindaco” e di conseguenza “che il Sindaco disponga immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano” chiede inoltre “che il Comune non sponsorizzi, patrocini o promuova in nessun modo azioni culturali orientate a confondere e a sminuire il significato e il valore del matrimonio tra un uomo e una donna e della famiglia eterosessuale”.

La mozione “Cia” risulta iscritta nella seduta del Consiglio Comunale di Trento l’11 marzo. Anche il consigliere del (fu) Popolo delle Libertà appoggia e sponsorizza l’iniziativa.
Le risposte, per fortuna, non si sono fatte attendere. Tutte le associazioni in difesa dei Diritti delle persone gay, lesbiche, transessuali si sono coordinate per “agire” iniziative che fermino questa ennesima barbarie verso la dignità delle persone.Anche la politica non ha taciuto; “Il Movimento 5 Stelle Trentino – si legge in un comunicato – ribadisce con forza come prerogativa inderogabile del Movimento e della Democrazia Diretta il massimo rispetto della dignità e della libertà riconosciuta in materia sessuale e la necessaria tutela in materia nelle più ampie modalità…”. Gli attivisti del partito di Beppe Grillo prendono una posizione netta e severa ricordando ancora che “come sia stato depositato da tempo in Parlamento un disegno di legge a tutela dei diritti LGBTQI e contro ogni discriminazione, ribadendo il suo impegno in tal senso…”. Ma non sono i soli. Anche i deputati di Sinistra Ecologia e Libertà già nel mese di aprile del 2013 avevano presentato proposte di legge in materia di omotransfobia ed in tema di matrimonio egualitario omogenitorialità e adozioni.
SEL-Trento, per mano del suo responsabile per la comunicazione, Jacopo Zannini mette in guardia sulla gravità della questione perchè nel caso in cui “l’ordine del giorno venisse approvato, avrebbe conseguenze pesanti per le famiglie omogenitoriali, già presenti in città, che verrebbero fatte oggetto di indagine e provvedimenti di allontanamento dei figli, non sulla base di oggettive situazioni di malessere dei minori, ma sulla base di una pregiudiziale di inidoneità del o dei genitori…”.
Abbiamo deciso di pubblicare il testo integrale della nota perchè come “Laicità e Diritti” ci sentiamo chiamati in causa nel sostenere che l’iniziativa del consigliere Cia non è altro che l’ennesimo volgare attacco ideologico senza fondamenta.

“..Nell’ affrontare il discorso sull’ordine del giorno del consigliere Cia – prosegue la nota di SEL – vogliamo metterci dalla parte dei bambini, del loro diritto ad esistere, a vedere riconosciuti i diritti della convezione Unicef e a pretendere che ogni adulto che ha a che fare con loro, faccia sempre quello che è meglio per i bambini stessi. Non è possibile parlare di tutela dei diritti dei minori, senza occuparsi delle famiglie in cui i minori vivono e degli adulti che si sono assunti il diritto/dovere di sostenerli nel loro processo di crescita fisica, psicologica e sociale assicurando loro, in primis, il benessere e la continuità nei rapporti affettivi….. Nel far questo è indispensabile considerare i continui mutamenti sociali che avvengono all’interno della famiglia e nelle molteplici forme in cui la stessa si esplica. Esistono infatti famiglie eterogenitoriali con due genitori sposati o conviventi, famiglie mogenitoriali a causa di decessi o separazioni; famiglie omogenitoriali; famiglie allargate, famiglie con figli procreati e ancora famiglie con figli adottati; … l’elenco può comprendere altre numerose variabili. Con molto rispetto per quanti sono convinti che la famiglia tradizionale, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, sia l’unica da riconoscere e sostenere come nucleo di una società sana, crediamo che sulla questione del riconoscimento delle unioni civili, delle unioni omosessuali, delle famiglie omogenitoriali, sia necessario aprire un confronto sereno, che guardi alla realtà delle persone e delle situazioni e sia sgombero dai postulati, peraltro non verificati né verificabili, di cui l’ordine del giorno del consigliere Cia è infarcito. Dal punto di vista psicologico, un numero crescente di ricerche dimostra che non esistono elementi che possano pregiudicare il sano sviluppo dei minori all’ interno di famiglie omogenitoriali; non vengono rilevate confusioni nell’ identità di genere; si sviluppano atteggiamenti tolleranti e un’interpretazione dei ruoli sociali meno vincolata alle tradizionali differenze di genere. Inoltre le famiglie omogenitoriali costituiscono una realtà; escluderle da una regolamentazione normativa potrebbe significare lasciare fuori dalla tutela della responsabilità genitoriale i minori che in quelle famiglie vivono, facendo loro percepire una minaccia alla continuità degli affetti, analogamente a quanto succede in situazioni problematiche come la morte di un genitore o la separazione. Per affrontare in modo propositivo queste situazioni, in molte nazioni si stanno prendendo provvedimenti normativi adeguati, così come è avvenuto, almeno parzialmente anche in Italia, con il passaggio dalla “patria potestà” alla “potestà genitoriale”. I figli nati all’ interno di un unione omosessuale non sono riconosciuti dall’ attuale legge italiana come frutto di una scelta di coppia, a differenza di molte realtà internazionali, di conseguenza la co-madre (madre non biologica) non gode di diritti e non ha doveri istituzionali nei confronti del figlio; la legge 40/04 sulla procreazione assistita esclude che una donna libera di stato, ma non convivente stabilmente con un uomo, possa accedere a tecniche anche semplici di riproduzione assistita ; la possibilità di “autoinseminazione” apre scenari di condivisione della genitorialità con padri conosciuti e, in misura più o meno grande, co-responsabili della prole anche se non conviventi, fatto che rappresenta un interessante ritorno della “famiglia allargata”; totalmente bloccata è invece la possibilità dell’adozione in coppia, scelta peraltro di elevato valore sociale; la questione della “maternità surrogata” pone delicatezza della regolazione dei suoi rapporti (il contratto, firmato prima della gravidanza, a fornire il bambino come se fosse un prodotto; possibili truffe da parte della “madre surrogata”; il rischio di piegare la capacità di generare femminile ad interessi altrui).

L’idea che il riconoscimento del diritti delle persone gay o lesbiche, compreso il diritto a vedere riconosciuta la loro intenzione di unirsi affettivamente, sia un attacco nei confronti della famiglia più tradizionale, che sta vivendo per vari motivi un momento di crisi, nasce da una visione restrittiva dei diritti, la stessa che viene usata ad esempio per erodere le conquiste sociali nel campo del lavoro, e che sembra fondata sulla convinzione che riconoscere i diritti a qualcuno significhi, necessariamente, toglierli a qualcun altro. Ma la natura dei diritti è invece espansiva, più sono riconosciuti a tutti e più sono garanzia di riconoscimento per tutti, con l’unico limite del rispetto del diritto degli altri. Non c’è motivo di sentirsi minacciati nelle proprie convinzioni, nel proprio modo di intendere e formare la famiglia, perché un movimento di persone con orientamenti sessuali e convinzioni diverse, dopo una storia di clandestinità a causa di discriminazioni, se non di vere e proprie persecuzioni, esce finalmente allo scoperto, reclamando il diritto a vivere pienamente la propria personalità in tutte le sue forme. Si tratta semplicemente di allargare lo sguardo a questa realtà per trovare le forme e le denominazioni per includerla.

Il compito dell’istituzione nei confronti della famiglia non può essere quello di controllare la conformità ad un modello; deve piuttosto essere quello di vigilare sui sintomi di disagio e fare in modo che ogni famiglia abbia il supporto e i servizi necessari a svolgere al meglio il proprio ruolo. Non può essere quello di definire le caratteristiche dei/ del genitori/e, ma deve essere quello di recuperare le capacità genitoriali di chiunque decida di assumersi questo ruolo, richiamando alla responsabilità educativa, ma, nel contempo, restituendo tempo e spazi di confronto e formazione.”.
Le battaglie di Civiltà non possono e non devono fermarsi. I Diritti delle persone non sono svendibili, né tantomeno soggette a compromessi. Noi, e non solo noi, ci saremo sempre.