Obiezione di coscienza e 194

Ancora una donna abbandonata a partorire da sola, in bagno, in conseguenza di un aborto terapeutico. La storia di Valentina è stata raccontata ieri da Filomena Gallo, dell’Associazione Coscioni e rilanciata immediatamente dai media. La piaga dell’obiezione di coscienza si fa sempre più pesante in tante regioni d’Italia. Marisa Nicchi, parlamentare di Sel, appena venuta a conoscenza di questo terribile dramma (aggravato dal fatto che Valentina è portatrice di una rara malattia genetica, ma impossibilitata, secondo la legge 40, a ricorrere alla fecondazione assistita ed alla diagnosi preimpianto) ha presentato interrogazione parlamentare urgente cui il governo dovrà rispondere venerdi prossimo. Si aggiungono in firma i deputati di Sel Piazzoni e Migliore. Questo il testo:

Interpellanza urgente

I sottoscritti chiedono di interpellare il Presidente del Consiglio dei Ministri e il Ministro della Salute.

Per sapere, premesso che:

il quotidiano “La Repubblica” dell’11 marzo scorso, riporta una drammatica intervista a una donna affetta da una malattia genetica costretta ad abortire al quinto mese e << sola come un cane>>. Peraltro in conseguenza e per responsabilità della legge 40/2004 sulla procreazione assistita, la donna ricorda come, pur avendo una <<malattia genetica trasmissibile rara e terribile, in teoria posso avere figli, quindi per me non è previsto l’accesso alla fecondazione assistita, alla diagnosi pre-impianto. A me questa legge ingiusta concede solo di rimanere incinta e scoprire, come poi è avvenuto, che la bambina che aspettavo era malata, condannata. Lasciandomi libera di scegliere di abortire, al quinto mese: praticamente un parto>>;

la donna racconta di essersi ritrovata, complice il cambio turno, abbandonata in un bagno a partorire il feto morto, con il solo aiuto del marito. <<In ospedale erano tutti obiettori>> ha dichiarato;

si riportano, in quanto illuminanti, alcuni stralci dell’intervista rilasciata dalla donna: <<la mia ginecologa è obiettore e si rifiuta di farmi ricoverare. Riesco dopo vari tentativi ad avere da una ginecologa del Sandro Pertini il foglio del ricovero, dopo due giorni, però, perché soltanto lei non è obiettore. (….) Dopo 15 ore di dolori lancinanti, tra conati di vomito e momenti in cui svengo, con mio marito sempre accanto che non sa che fare, che chiama aiuto, che va da medici e infermieri dicendogli di assistermi, senza risultato, partorisco dentro il bagno dell’ospedale. Accanto a me c’è solo Fabrizio. (….) I medici venivano per le flebo, ma nessuno li ha visti arrivare quando chiamavo aiuto. Nessuno ci ha assistito nel momento peggiore. Forse perché da quando sono entrata a quando ho partorito era cambiato il turno, c’erano solo medici obiettori. (….) In più, mentre ero lì stravolta dal dolore entravano degli attivisti anti aborto con Vangeli in mano e voci minacciose>>;

al di là di eventuali responsabilità penali che la magistratura dovrà accertare in capo ai singoli sanitari e alla struttura sanitaria, siamo ancora una volta in presenza di uno Stato, il nostro, che non garantisce un servizio sanitario adeguato, e di una legge, la 194/78 sull’interruzione di gravidanza che continua di fatto a non essere pienamente applicata, e ciò impone una seria riflessione sulla garanzia e la qualità del servizio per l’interruzione della gravidanza disciplinata dalla medesima legge;

l’8 marzo scorso il documento del Comitato europeo dei diritti sociali, organismo del Consiglio d’Europa, ha condannato il nostro Paese per la violazione della legge 194/78, e in particolare per l’elevato e crescente numero di medici obiettori di coscienza. Insomma, l’interruzione volontaria di gravidanza in Italia è solo sulla carta. In realtà è di quasi impossibile applicazione in molte Regioni;

la Relazione sullo stato di attuazione della legge 194/1978 sull’interruzione volontaria di gravidanza, trasmessa al Parlamento il 13 settembre scorso dal Ministro Lorenzin, ci dice che in Italia ben il 69,3 per cento dei ginecologi, del servizio pubblico è obiettore di coscienza. In pratica quasi sette medici ginecologi su dieci è obiettore;

le percentuali regionali dei ginecologi obiettori non scendono mai al di sotto al 51,9%; i dati medi aggregati per Nord, Centro, Sud e Isole indicano percentuali di ginecologi obiettori di coscienza pari rispettivamente al 63,9%; 72%; 77,1%; 74,7%. In Molise la percentuale di obiettori è dell’87,9%; la Campania si attesta all’88,4%;

peraltro è noto che i dati della relazione al Parlamento in realtà non riescono a fotografare lo stato reale della sua applicazione sul territorio nazionale, che risulta ben più grave di quello riportato nei dati ufficiali;

i dati suindicati sulle percentuali molto elevate di obiettori, comportano oltre che evidenti ricadute negative sulla stessa effettiva attuazione della legge sull’interruzione volontaria di gravidanza e quindi sulle donne che rivendicano l’inviolabile libera scelta a farne ricorso, anche conseguenze oggettivamente pesanti sui sempre più pochi medici non obiettori, che spesso si ritrovano relegati a occuparsi quasi esclusivamente di interruzioni di gravidanza con il rischio più che concreto di una dequalificazione professionale, e conseguenti effetti penalizzanti sulle loro stesse possibilità di carriera;

al personale sanitario viene garantito di poter sollevare l’obiezione di coscienza. Ma quel che è un diritto del singolo non è diritto della struttura sanitaria nel suo complesso, che ha anzi l’obbligo di garantire l’erogazione delle prestazioni sanitarie;

a fronte di questo “stato di emergenza” le donne devono spesso migrare da una regione all’altra o addirittura all’estero, e, sopratutto tra le immigrate, risulta ancora “necessario” il ricorso all’aborto clandestino;

l’11 giugno 2013, la Camera ha discusso le mozioni riguardanti l’applicazione della legge 194, e in quell’occasione il Ministro della Salute ha assunto specifici impegni per garantire la piena attuazione. Nella suddetta Relazione sullo stato di attuazione della legge 194/1978, si sottolinea che il Ministero della Salute, proprio per dare a seguito ad alcuni impegni previsti dalle suddette mozioni, ha attivato un “tavolo tecnico” con gli assessori regionali per monitorare le strutture sanitarie e i consultori relativamente all’attuazione della 194. I risultati saranno riportati nella Relazione al Parlamento del prossimo anno;

quali iniziative il ministro intende adottare per verificare quanto denunciato nell’intervista su riportata, anche al fine di verificare le ragioni delle inaccettabili disfunzioni o omissioni da parte dei sanitari e della struttura sanitaria di cui in premessa;

come intenda attivarsi al più presto, al fine di garantire il pieno rispetto della legge da parte di ogni struttura pubblica o del privato accreditato, posto che solo a fronte di questo impegno può essere concesso o confermato l’accreditamento;

a garantire fin da subito, il pieno rispetto del comma 4, articolo 9, della legge 194/1978, laddove dispone che <<gli enti ospedalieri e le case di cura autorizzate sono tenuti in ogni caso ad assicurare l’espletamento delle procedure previste dall’articolo 7 e l’effettuazione degli interventi di interruzione della gravidanza richiesti secondo le modalità previste dagli articoli 5, 7 e 8. La regione ne controlla e garantisce l’attuazione anche attraverso la mobilità del personale.>>, anche prevedendo, in caso di omissione da parte della regione inadempiente, il potere sostitutivo dello Stato sancito dall’articolo 120 della Costituzione.

NICCHI, PIAZZONI, MIGLIORE