Grillo, un giullare moderno? – di Marco Pacciotti
Posted on | January 27, 2012 | No Comments
Leggendo i giornali o i blog, spesso ci torna in mente, in una accezione negativa, il medioevo della ragione. Ragionamenti tagliati con l’accetta, toni urlati e imbarbarimento delle idee.
E’ esattamente questo che ho provato leggendo le recenti dichiarazioni di Grillo sul tema dello Ius Soli. Un medioevo della ragione, con la differenza che in quel periodo storico ingiustamente mal considerato, i comici che facevano satira svolgevano una funzione importante e costruttiva. Davano voce a chi non ne aveva al cospetto di re e vassalli. Questa era la funzione del giullare, non solo di divertire e schernire, ma di “riferire” la vox populi al sovrano perchè ascoltasse quello che i fedeli vassalli temevano di raccontare..per un eccesso di fedeltà mista al timore di perdere rendite e favori.
Il giullare quindi aveva una funzione sociale chiara. Quella di riferire cose ascoltate o dette dal popolo senza essere un delatore ma facendo si che il potere , già allora arroccato (letteralmente) ascoltasse le istanze dei più deboli e indifesi.
Non tutti i giullari di corte assolvevano a questo compito non dichiarato, ma spesso avveniva.
Circa mille anni dopo, un’altro giullare viene meno alla sua funzione. Anzichè portare la voce dei più deboli ed esposti nei luoghi del potere, si infila in una dietrologica e complottarda teoria , nella quale il tema dello Ius Soli si trasforma in un arma di “distrazione di massa” contro i cittadini. Nell’affermare questo Grillo commette un macroscopicoo errore e lascia intendere velatamente due cose gravi. L’errore macroscoscopico è che nel tentantivo di attaccare il sistema, finisce per colpire chi dal sistema è schiacciato, aizzando un certo populismo xenfobo sempre presente nella pancia della gente, specie in periodi di crisi economica . A questo si aggiunge l’idea odiosa che i sostenitori di tale proposta siano sostanzialmente agenti del nemico (quale?) sotto mentite spoglie o dei cretini nella migliore delle ipotesi. Accanto a questa supponenza autocelebrativa per cui si è depositari unici del saper distinguere fra il bene e il male , si insinua l’idea che ci siano cittadini da difendere da altri che potrebbero indebitamente acquisire quel loro stesso status civico. Una idea di società dove la cittadinanza è un concetto esclusivo, non inclusivo e agente di coesione.
Concetti poi mai posti in discussione in una sede di confronto, ma spiattellati, gridati in rete su uno dei blog più frequentati in Italia. Questa prassi del comico-attore e politico fa rabbrividire. Mai un tema è lanciato per confrontarsi. L’arena che sia un teatro, una piazza o un social network…è sempre priva di contraddittorio diretto. Un metodo che ricorda molto il berluscon-pensiero o quei movimenti e figure politiche del recente passato che hanno ben poco a che fare con il concetto di democrazia. Parola spesso abusata, specie da chi finisce con perderne di vista due prerogative essenziali, il rispetto verso gli interlocutori e il diritto di replica a parità di condizioni.
Il danno è fatto. Una battaglia di civiltà come quella per lo Ius Soli ricondotta nel calderone della politica con la p minuscola. Il ribadire ossessivo che tutti sono uguali , sempre e comunque . Sostenere contro l’evidenza che dietro a qualsiasi iniziativa da parte della politica ci sia la volontà di colpire o soggiocare le persone. Quel che resta in questa equazione…è il niente, l’antipolitica.
Di questo stiamo parlando quindi, non di un moderno giullare fustigatore dei potenti, ma di un politico che cerca consenso blandendo le paure e gli stereotipi delle persone. Un populismo becero e qualunquista, che ha poco a che vedere con la democrazia e la sinistra.
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“Non diritti speciali, ma diritti uguali per tutti: siano essi gli ammalati, le donne, le coppie di fatto, i cittadini omosessuali o chiunque altro”(Ignazio Marino)
"La Laicità non è vuoto di valori ma l'affermazione di valori comuni, accanto a quelli che ciascun cittadino voglia coltivare sulla base della propria morale, fede o convinzione. La nostra Carta Costituzionale è la sintesi di quei valori ed è in quella, e quella soltanto, che possiamo riconoscerci come comunità e come popolo" 



