Dir lgbt – Genitorialità omosessuale

June 19th, 2009

In questa sezione affronteremo tutte le problematiche relative alla tematica dell’omogenitorialità, racconteremo esperienze e soprattutto faremo una comparazione con la legislazione estera, quali paesi hanno già introdotto le adozioni per le coppie omosessuali?

Iniziamo questo percorso offrendovi in anteprima un estratto dall’ultimo libro di Chiara Lalli, docente di Logica e filosofia della scienza all’Università Sapienza di Roma ed Epistemologia delle scienze umane presso l’Università di Cassino. Il suo ultimo lavoro si intitola “Buoni genitori”. Ringraziamo l’autrice per questo importante contributo.

Matteo, Nicola, Sofia, Barbara, Valentina, Silvia e Andrea

Buoni Genitori - di Chiara LalliSiamo sempre stati accolti bene. Dai nostri amici ce lo aspettavamo; ma anche dai conoscenti, dai vicini di casa, dai negozianti, al mercato abbiamo avuto una accoglienza calorosa.
Sia prima che facevamo le cose insieme, sia ora che andiamo in giro con un passeggino, non abbiamo mai avuto la sensazione di essere criticati o guardati male mentre camminavamo per strada – salvo qualche rarissima eccezione, anche se mai direttamente (che non so se è peggio o meglio) perché pare che un’inquilina del nostro palazzo abbia detto alla custode: «Che fanno quelli, soprattutto con i bambini – basta, per carità non voglio sapere altro».
Ho ricevuto molti sorrisi e complicità – soprattutto da parte di quelli che capisci che si rendono conto che non sono lo zio o l’amico del padre. Ma sono il compagno del padre. Non ho mai avuto la sensazione di essere discriminato, tantomeno sono stato mai fermato per strada in malo modo.
Nella vita di tutti i giorni, almeno nel microcosmo che frequentiamo noi, la gente non è prevenuta o critica.

[...] La panettiera, per esempio. Quando le abbiamo detto che aspettavamo due bambini non ci credeva, rideva. Le abbiamo dovuto far vedere l’ecografia e ancora non ci credeva. E poi finalmente ha dovuto crederci quando ha visto i bambini! E tutte le volte ci dà la pizzetta per i bambini o manda loro un saluto se andiamo da soli a comprare il pane. Questo ci fa pensare che sia politicamente importante esserci, farsi vedere. Il discorso generale che moltissimi fanno è: «Io sarei oggettivamente contrario, ma voi due siete una eccezione.
Voi due sì, potete essere genitori». Perché noi due saremmo bravi, maturi, ma perché siamo noi due. Due uomini in generale continuano a costituire un problema. Se ci fossero – o meglio se conoscessero – tanti «casi particolari come noi» questo pensiero cambierebbe.

[...] Questo avrebbe una ricaduta anche sulla possibilità di adozione per gli omosessuali. Che è un tabù totale e assoluto. Pur senza spiegazioni. E viene fuori il peggio delle persone, anche da quelle da cui non te lo spetteresti, anche dalle più liberali. Non basta il presunto ostacolo sociale a giustificare il divieto di adozione per le persone omosessuali.
La scusa classica è che la società non sarebbe ancora pronta – che è quello che diceva Pinochet negli anni settanta quando ha ammazzato Salvador Allende: «I cileni non sono ancora pronti per la democrazia! Intanto ci sto io per una trentina di anni».
La società invece sopravanza l’ordinamento. Non soltanto i giovani o le persone «colte». Come ho già detto, noi non abbiamo vissuto nulla di spiacevole – certo non viviamo a Gela o in una piccola città (non so se sarebbe diverso).

I grossi problemi che ci siamo posti e che dovremo affrontare prima o poi non sono tanto su chi va a prendere i bambini all’asilo o se viene a mancare uno di noi due, ma se una delle coppie si separa (nel nostro caso è ancora più complicato essendoci due coppie).
Il genitore non biologico potrebbe infatti trovarsi in una situazione difficile, perché non è protetto da alcuna legge. Nel nostro caso sono io il genitore biologico, ma me ne preoccupo ugualmente.
Credo che sia ingiusto, e ancor prima che per il genitore non biologico per i bambini.
A Milano c’è stato un caso di una coppia di donne che si è separata, 1 sono andate in tribunale, c’è stato un ricorso. La sentenza all’inizio sembrava favorevole soltanto alla madre biologica. In realtà il tribunale ha preso in esame le richieste della madre non biologica, e ha attivato una serie di procedure per verificare se il suo allontanamento costituisse un danno per i bambini (con cui la donna aveva convissuto per molti anni). Ha cercato di spostare l’attenzione sulle responsabilità genitoriali, sulla relazione che si era creata tra i bimbi e la donna, piuttosto che sul mero legame biologico.
Noi ci troviamo addirittura a essere due coppie, e sarebbe difficile affrontare uno scenario del genere. Noi faremo un accordo privato, pur consapevoli che non ha alcun valore legale, in cui cercheremo di evitare che, in caso di mancanza di uno dei due genitori biologici, il sopravvissuto sia escluso dall’altro genitore biologico e dal suo compagno.

[...] Tanto per dire: la legge di cui si parla in questi giorni – se mai venisse approvata e ne dubito fortemente – non cambierà nulla da questo punto di vista.3 Potrò andarlo a trovare in ospedale se si rompe la gamba (e visto che succede spesso farebbe comodo averne il diritto, senza doversi affidare al buon cuore del personale sanitario!) ma finisce lì.

[...] Un’altra questione, fonte di preoccupazione, riguarda i risvolti patrimoniali. Nel momento in cui ho dei figli e non sono sposato con la mamma biologica, loro sono i miei eredi universali.
Io devo fare un testamento molto dettagliato e limitato per garantire a Matteo, per esempio, l’uso della casa. Questo fa parte dei problemi di un diritto di famiglia che non ci riconosce.

Chiara Lalli

Una recensione del libro ed una intervista all’autrice

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