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SAPPIAMO COSA MANGIAMO?

nota del dottor Stefano Ciatti
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Il Des negli alimenti
I trattamenti con ormoni d’origine animale, di sintesi, sperimentali, sicuramente non sono stati interrotti. In America i trattamenti con ormoni sono non solamente ammessi, ma incoraggiati, e continuano ad essere sperimentati: zeranolo, estradiolo, testosterone, progesterone, treribolone acetato sono in continua sperimentazione e inoculati in vitelli, mucche e tori. Riescono a farli crescere più velocemente del 50%.
Per fortuna l’UE continua a tenere le proprie frontiere chiuse all’importazione di carne trattata con ormoni: l’ultimo rifiuto ufficiale data luglio 1999. Allora la ormai celebre (o famigerata?) W.T.O. (World Trade Organization) avrebbe ordinato di “lasciare che il bando venga disatteso”, e gli USA hanno chiesto miliardi in risarcimenti.  Ma in Europa l’importazione di carne americana è ancora vietata.
In Italia le condanne penali della Cassazione si susseguono, poche ma senza soluzione di continuità, mentre l’Istituto Superiore di Sanità trova diversi corticosteroidi illegali nel latte, e 17-betaestradiolo nel siero bovino (usato per i vaccini). D’altronde, il D.lgs. 27/1/1992 n.118 vieta, è ovvio, la somministrazione di ormoni, ma li autorizza a scopo terapeutico e nel periodo successivo al parto, cioè: volendo, sempre. Dell’ormone D.E.S. (Dietilstilbestrolo), che provoca cancro al seno, è difficilissimo accertare la presenza, essendo attivo anche in dosi infime (parliamo di milionesimi di grammi). Secondo il Comitato Scientifico dell’Unione Europea, che doveva pronunciarsi a proposito del doping, anche dosi infinitesimali di queste sostanze danneggiano la salute umana, innescando tumori e alterando le risposte del sistema immunitario. Inoltre, i valori residuali di ormoni ritenuti innocui fino a dieci anni fa, sono oggi, grazie a dati scientifici più raffinati, considerati rischiosi per i consumatori, specialmente per i bambini in età pre-puberale.
Le ricorrenti malattie dei bovini provocate dalle condizioni-limite in cui vivono costringono a terapie antibiotiche senza sosta. All’esame anatomo-patologico si rileva un’incidenza elevata di lesioni muscolari dovute all’uso di sostanze xenobiotiche.
In Italia, e’ matematicamente certo (lo dimostra la sproporzione tra le ricette “ufficiali” e il numero di animali: solo 4 o 5 ogni 100) che i farmaci vengono acquistati sul mercato nero per non doverne segnalare l’uso. Poi, poco prima della macellazione, viene somministrato agli animali un fortissimo diuretico che cancella le tracce delle sostanze illegali. I farmaci innescano una lunga reazione a catena di rischi igienici: nel gennaio ’98 la FDA lancio’ l’allarme per un’enorme quantita’ di farmaci parenterali distribuiti da una societa’ californiana infettati dal bacillo mortale Cereus bacteria: Soluzioni saline ipertoniche, Lactated Ringer’s Solution, Calcium Gluconate 23% Solution, Dextrose Solution 50%, soluzioni elettrolitiche… Hanno luogo anche trattamenti con farmaci sperimentali.
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DES nel capponaggio chimico.
Oltre al nuovo metodo di capponaggio cruento, sempre negli anni ‘50, era iniziato un nuovo metodo di castrazione denominato ” capponaggio chimico”, che si eseguiva iniettando sotto la pelle del collo dei galletti una piccola dose di un ormone di sintesi: il dietilstilbestrolo.
Dopo un primo periodo sperimentale il dietilstilbestrolo, che era iniettato in soluzione a mezzo di una comune siringa, venne poi impiantato sotto cute, con apposito ago-cannula, in forma di piccole compresse.
Le prime pastiglie vendute sul mercato avevano un contenuto di dietilstilbestrolo di 50 mgr. e assicuravano una assimilazione molto lenta esercitando un efficacia per almeno 4 mesi.
L’innesto di una compressa di 50 mgr. di dietilstilbestrolo sopprimeva nel gallo le manifestazioni estrali per almeno 4 mesi, analogamente a quanto avveniva con la castrazione cruenta.
Sia l’incremento in peso che le caratteristiche organolettiche delle carni dei galli castrati chimicamente non si differenziavano dai capponi ottenuti in modo cruento.
Interessante era notare come dopo 4 mesi dall’innesto i testicoli si presentassero estremamente ridotti sia in volume che in peso: 8 volte più piccoli rispetto a quelli dei galli della stessa età.
Per quanto interessante questa nuova tecnica di castrazione chimica, tuttavia dopo qualche anno fu sempre meno applicata fino ad arrivare al suo abbandono.
L’azione del dietilstilbestrolo sebbene in proporzioni diverse, è uguale per tutti gli animali, compreso l’uomo.  Pertanto un certo danno poteva derivare anche all’uomo ingerendo qualche collo di pollo castrato chimicamente .
Un fatto certo è che negli Stati Uniti, oltre il Canada e la Francia dove il capponaggio chimico ebbe maggior diffusione, si verificò un fatto assai significativo. In uno stabilimento dove si procedeva alla lavorazione e inscatolamento delle carni di pollo, i colli e le teste venivano venduti agli allevamenti degli animali da pelliccia. Un giorno un allevatore di volpi argentate dichiarò che la fecondità dei suoi animali era notevolmente diminuita: egli attribuiva ciò ai colli che provenivano dai polli capponati chimicamente e pertanto chiese alla ditta fornitrice la rifusione dei danni.
Da allora il capponaggio chimico cominciò ad essere non più eseguito fino ad arrivare al suo definitivo abbandono in base al D.L. n. 118 del 27 gennaio 1992 che anche in Italia, sulla base di direttive CEE, vietava l’uso di sostanze ormonali ad azione anabolizzante.
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DES come farmaco
Agli inizi degli anni ’70, si chiuse un vergognoso capitolo riguardante l’impiego di un medicinale conosciuto come cancerogeno e distruttivo del sistema endocrino, chiamato DES(dietilstilbestrolo).
“Contro i consigli del suo inventore, sir Charles Dodd”, scrive Sherrill Sellmann, “da 4 a 6 milioni di donne in Europa e Australia, hanno utilizzato il DES per prevenire problemi di aborto e complicazioni durante la gravidanza”.
Inoltre, il DES diventò un medicinale popolare, sebbene non sperimentato, per una varietà di altre patologie: per la soppressione della lattazione, per il trattamento dell’acne, di certi tipi di cancro al seno e di quelli prostatici, come inibitore della crescita nelle adolescenti, come sostituto di estrogeni durante la menopausa e come pillola “del giorno dopo”.
Saranno necessari 30 anni per accettare quello che i test di laboratorio avevano indicato fin dal 1938 – che il DES era un medicinale altamente pericoloso e nocivo. Veniva riportato che, 20 anni dopo aver assunto il DES, le madri avevano tra il 40 e il 50 per cento di probabilità in più di rischio di tumori al seno di quelle che non lo avevano utilizzato.
Inoltre, i figli delle “mamme DES” mostravano una maggior incidenza di deformità riproduttive, aborti, tumori vaginali, cancri testicolari, sterilità e disfunzioni immunitarie. L’ironia di questo totale fallimento è che il sistema medico ha infine riconosciuto che il DES era inutile nella prevenzione degli aborti.
Molti composti farmaceutici sono stati sintetizzati per funzionare come estrogeni. Il DES (dietilstilbestrolo), estrogeno
usato per più di 40 anni non solo per incrementare la crescita dei bovini ma anche nell’uomo per il largo spettro di azione e il basso costo non è più usato come estrogeno sostitutivo in menopausa, a prevenzione aborti spontanei o per
prevenire il cancro alla prostata, dopo che ci si è resi conto che i figli delle donne che lo avevano assunto soffrivano di
disfunzioni agli organi riproduttivi. Oggi è assodato che il DES predispone a una serie di tumori ginecologici dal carcinoma della vagina a quello dell’endometrio. Nel 1971,i ricercatori hanno indicato che le figlie delle donne che hanno preso il DES hanno avuto un alto tasso di una forma rara di tumore cervicovaginale.  L’uso comune del DES come promotore di crescita di feti animali e nel bestiame adulto è stato vietato negli anni 70; studi sulle esposizioni ambientali di un gruppo rappresentativo di cittadini americani per determinare quanto di questi prodotti chimici sta accumulandosi nel corpo sono iniziati con prelievi di sangue e di urine. Ci sono possibilità che questi componenti possano svolgere un ruolo nelle malattie quali il tumore della mammella, utero ed ovaie; endometriosi e fibromi uterini.
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DES e carcinoma mammario.
Il ruolo degli ormoni che regolano la riproduzione, soprattutto degli estrogeni, nell’induzione del carcinoma mammario è ben documentata. I rischi maggiori sono associati ad una maturità sessuale precoce, ad una tardiva menopausa ed una o più gravidanze in età avanzata. L’asportazione delle ovaie prima del 35deg. anno di età e/o un maggior numero di gravidanze possono ridurre il rischio di contrarre cancro alla mammella [4, 9], che può invece aumentare nel caso di terapie intensive a base di estrogeni, l’uso di depo-provera come contraccettivo e l’assunzioni di dieti-stilbestrolo (DES) [4,12,13]. Nonostante il meccanismo di azione degli estrogeni non sia ancora del tutto chiaro, sembra essere oramai accertato che la loro presenza sia virtualmente essenziale per l’innesco dei processi tumorali alle ghiandole mammarie nei mammiferi, uomo compreso [2,14]. Per quanto concerne i contraccettivi orali, i pareri circa un loro coinvolgimento nell’insorgenza di tumori alla mammella sono controversi. Alcuni studi hanno evidenziato la mancanza di effetti significativi dei contraccettivi orali nell’insorgenza neoplastica, mentre alcuni ricercatori ritengono che un modesto aumento del rischio potrebbe essere associato a [4]:
* uso della pillola prima dei 25 anni di età
* assunzione della pillola oltre i 45 anni di età
* assunzione prolungata dei contraccettivi orali
* coesistenza di almeno un fattore di rischio riconosciuto
I fattori ormonali possono anche aumentare la percentuale di rischio quando l’esposizione avviene in fase di sviluppo embrionale. Ciò è dimostrato sia da test di laboratorio [4, 13, 15] che da due recenti studi dai quali risulta che donne nate da madri con elevati livelli di estrogeni durante la gestazione, presentano maggiore rischio alla maturità [16, 17].
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DES nella contraccezione
Storia della contraccezione di emergenza
La storia della contraccezione di emergenza, inizia all’epoca dell’impero persiano; un medico suggeriva alla coppia di alzarsi immediatamente dopo il rapporto ed alla donna di fare salti violenti all’indietro. Sono stati poi nel corso degli anni consigliati lavaggi vaginali con varie sostanze (acqua e sapone, aceto o vino, coca cola).
La storia vera della CE è iniziata attorno agli anni sessanta. I passaggi fondamentali si possono riassumere in: 1963: dietilstilbestrolo (DES)/estrogeni ad alte dosi; 1972: dispositivo intrauterino al rame; 1977: estroprogestinici (principalmente metodo di Yuzpe); 1985: danazolo; 1990: levonorgestrel.
DES nel trattamento del carcinoma prostatico
Vedi anche
http://www.auro.it/wp-content/uploads/2007/09/lg41.pdf?linee-guida-carcinoma-prostatico-trattamento-del-carcinoma-prostatico-prostatico-avanzato
Fin dalla dimostrazione dell’ormonodipendenza del carcinoma prostatico, gli estrogeni sono stati ampiamente utilizzati con efficacia nelle forme avanzate. La risposta alla estrogenoterapia è stata giudicata, in alcuni studi storici, anche più favorevole della stessa orchiectomia [44, 45] ma associata al rischio di complicanze cardiovascolari e morte, significativamente più elevato utilizzando Dietilstilbestrolo per via orale , alle dosi di 3-5 mg.
Dal secondo studio VACURG in cui si erano messi a confronto il trattamento con DES ai doversi dosaggi di 5 mg., 1 mg., 0,2 mg. al giorno contro placebo, negli stadi C e D di carcinoma prostatico, non erano emerse differenze significative riguardo alla sopravvivenza globale. Nel 1987 una rianalisi dei risultati dello studio effettuata combinando in un unico
gruppo gli stadi C e D, aveva evidenziato un miglioramento della sopravvivenza dei casi trattati con DES rispetto a quelli che non avevano assunto il farmaco o che erano stati trattati più tardivamente. Questo ha indotto alcuni autori a proporre il DES alla dose di 1 mg. al dì, che pur mantenendo l’efficacia terapeutica, minimizza gli effetti collaterali [44, 46-48].
Nello studio Leuprolide del 1980, duecento pazienti in stadio D2 erano stati randomizzati a ricevere DES 3 mg.-die o Leuprolide 1 mg.. La percentuale delle risposte (complete, parziali o nulle) è stata simile nei due bracci (rispettivamente 85% e 86%), mentre l’11% è andato in progressione nel gruppo Leuprolide contro il 2% del DES. In quest’ultimo il 13% ha avuto effetti collaterali (ginecomastie e complicanze cardiovascolari) contro il 3% dell’altro braccio in cui predominano le vampate di calore [49].
Nel trattamento del cancro prostatico gli estrogeni sono stati usati in differenti formulazioni e dosaggi (Dietistilbestrolo, Stilbestrolo Difosfato, Poliestradiolo Fosfato, Estrogeni Coniugati, Etinilestradiolo).
Attualmente sono in commercio in Italia in formulazione orale, solo estrogeni coniugati ed Etinilestradiolo.
Secondo alcuni studi la somministrazione parenterale degli estrogeni sembra ridurre l’alto rischio di complicanze cardiovascolari presenti nella somministrazione orale dato che si minimizzano, bypassando la circolazione portale, gli effetti degli estrogeni sui fattori della coagulazione di origine epatica. [50, 51].
Sono state così usate ad esempio alte dosi di Stilbestrolo Difosfato 1-2 volte al giorno per via endovenosa , in cicli di 7-10 gg., ripetibili ad intervalli di uno o due mesi, con una frequenza molto bassa di complicanze cardiovascolari. Dato che gli autori di questo lavoro ipotizzano anche un’azione citotossica diretta sulle cellule neoplastiche, tale terapia potrebbe trovare indicazione in un trattamento di seconda linea [52].

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