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Nessuno ci può riparare

February 19th, 2010 LuisaM Leave a comment Go to comments

Questo il titolo di una petizione che sta girando su Facebook e che trovate qui.

La petizione, promossa da www.psicologiagay.com, ha come obiettivo ” sollecitare gli Ordini nazionali dei medici e degli psicologi perchè prendano una posizione chiara, pubblica e definita in merito al concetto di orientamento sessuale (che ha sollecitato la pregiudiziale di incostituzionalità della cd. legge Concia), in merito alla non scientificità delle terapie riparative, perchè intervengano qualora loro iscritti scrivano/dicano pubblicamente affermazione assolutamente contrarie a quanto la comunità scientifica asserisce e verifica”.

Ma che cosa sono le cosiddette  ”terapie riparative“?
Lo spiega Chiara Lalli, in un articolo pubblicato su Giornalettismo il 5 novembre 2008:
http://www.giornalettismo.com/archives/9307/la-terapia-riaddrizza-i-froci/

Su questo articolo di Pride invece, la testimonianza di chi è passato da questo tipo di terapia e di chi ha sperimentato addirittura cure ormononali, per un anacronistico e vergognoso tentativo di cura della propria omosessualità.

  1. February 23rd, 2010 at 02:07 | #1

    L’argomento è sicuramente complesso. Personalmente ritengo le terapie riparative un’assurdità da almeno due punti di vista: 1) nell’omosessualità non vi è nulla da riparare, se non il dolore provocato dall’omofobia, propria e altrui; 2) nessuno psicologo o psichiatra ha il potere di riparare alcunché, quando anche ci fosse un danno. Chiunque lo faccia credere si avvicina più alla ciarlataneria che alla cura e all’aiuto alle persone. La psicologia può aiutare le persone ad aiutarsi. Raggiungere questo risultato è già un grande traguardo. Nella sostanza, personalmente, non credo né all’efficacia delle terapie riparative né, conseguentemente, alla loro possibilità di creare danni reali. Gli stessi studi sia sull’efficacia che sui danni non hanno prodotto, al momento attuale, risultati incontrovertibili. Quel che si può certamente dire è che le terapie riparative, rispetto allo scopo che si propongono, ovvero di modificare l’orientamento sessuale, siano inutili. Quel che, invece, sicuramente fa danno sono le cattive intenzioni – la mancanza di etica – di chi le pratica. E’ questo che crea danno, non la terapia in sé che, lo ribadisco, al massimo è inutile. La terapia “cura” principalmente attraverso la relazione con l’altro e, pertanto, una cattiva intenzione nella relazione con l’altro è deleteria. Odiare o provare disgusto per l’omosessualità del proprio paziente e, dunque, allearsi con le parti autodistruttive del sé del paziente : è questo ciò che sta all’origine dei danni provocati dalle terapie riparative e non la terapia in sé stessa.
    Ho firmato la petizione di psicologiagay, forse molto affrettatamente e non senza molti dubbi e molte perplessità. In primo luogo perché individua negli ordini professionali degli organi di controllo relativamente alle pratiche degli iscritti. E, in secondo luogo, perché propone, in modo più o meno esplicito, la necessità di una “scienza di Stato”. Nessuna di queste due istanze mi trova d’accordo. Ma spiegare il perché sarebbe troppo lungo e complesso in questa sede.
    La soluzione non è una battaglia inutile contro le inutili terapie riparative; piuttosto, va diffuso, culturalmente, un modello diverso di società e, conseguentemente, di cura o di aiuto alla persona; va restituita dignità alle scelte e al modo di essere degli individui, qualunque esse siano, nel rispetto della libertà propria e degli altri. E, possibilmente, la politica attuale, con le sue semplificazioni grossolane e sciatte e col suo disgustoso appiattimento sulle opinioni della gente (destra o sinistra non fa differenza), farebbe meglio o a stare rispettosamente fuori da questi temi o, altrimenti, a prendersi la responsabilità di sollecitare il riempimento di quel vuoto culturale cosmico che in questi anni ha, irresponsabilmente e in barba a qualsiasi etica, contribuito a creare. Quel vuoto in virtù del quale oggi una qualunque soubrette sciocchina può dire la sua su eutanasia, testamento biologico, matrimoni e adozioni omosessuali senza provare la minima vergogna e un sano senso di inadeguatezza.

  2. Eleonora
    March 6th, 2010 at 17:58 | #2

    Nessuno ci può riparare

  3. Dario Marchi
    June 20th, 2010 at 04:23 | #3

    Posizione assunta il 15 maggio 2010 dal Consiglio dell’Ordine degli Psicologi della Toscana
    “terapie riparative”
    In occasione della presenza di Joseph Nicolosi, presidente del NARTH (National Association for
    Research & Therapy of Homosexuality) in Italia, questo Consiglio vuole evidenziare la palese
    mancanza di evidenze scientifiche delle tesi a sostegno delle terapie cosiddette “riparative”, e di
    qualsivoglia altra teoria filosofica, scientifica e religiosa che pretende di definire l’omosessualità
    come intrinsecamente disordinata o patologica. Posizioni di questo tipo, oltre a gettare un profondo
    discredito sulla nostra professione, incentivano l’omofobia della popolazione e l’omofobia
    interiorizzata degli stessi clienti omosessuali, che a questo genere di terapia si sottopongono,
    rinforzando nella stessa relazione, che pensano terapeutica, i propri vissuti deteriori di colpa,
    disistima, vergogna ed inadeguatezza.
    A questo vogliamo aggiungere che come psicologi e psicoterapeuti siamo tenuti a rispettare
    quanto previsto dagli articoli 3, 4 e 5 del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani, i quali
    stabiliscono che lo psicologo deve accuratamente evitare di utilizzare indebitamente la fiducia e le
    eventuali situazioni di dipendenza del cliente, rispettandone l’autonomia e il personale sistema di
    valori, astenendosi dall’imporre il proprio e non operando discriminazioni di alcun tipo, compreso
    l’orientamento sessuale. Ciò pone l’accento sulla natura eminentemente laica della professione, nello
    svolgimento della quale risultano fondanti valori come la tolleranza ed il rispetto delle differenze ed
    anzi, proprio sull’accettazione di queste stesse differenze e sull’assenza di giudizio, la terapia trova
    le sue basi fondamentali. In ciò il Codice si ispira a quanto enunciato nella Dichiarazione Universale
    dei Diritti dell’Uomo, definendo i principi etici della professione: non discriminazione dei soggetti,
    aconfessionalità e rifiuto di un sapere sottoposto all’ideologia.
    In relazione al primo comma dell’art. 5 del Codice Deontologico: “Lo psicologo è tenuto a
    mantenere un livello adeguato di preparazione professionale e ad aggiornarsi nella propria disciplina
    specificatamente nel settore in cui opera”, ricordiamo che non vi sono evidenze scientifiche a
    sostegno delle terapie “riparative” e ricordiamo anzi che le più importanti associazioni scientifiche e
    professionali internazionali, come l’American Psychological Association e l’American Psychiatric
    Association, raccomandano di astenersi dal tentativo di modificare l’orientamento sessuale e di non
    considerarlo un’aberrazione dalla normalità.
    Concludiamo quindi ribadendo che ogni tipo di intervento volto a modificare l’orientamento
    sessuale del cliente si colloca al di fuori del rispetto delle norme deontologiche, della natura
    scientifica della professione di psicologo ed anche dei diritti umani.

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