Archive

Archive for January, 2010

Una data storica

January 30th, 2010 eleonorab No comments

dal blog di Ivan Scalfarotto del 30 Gennaio 2010

La Corte Costituzionale, relatore Alessandro Criscuolo, deciderà il 23 marzo sull’incostituzionalità delle norme che impediscono a due uomini o due donne di fare le pubblicazioni matrimoniali.

Alla base, ci sono quattro ordinanze di Tribunali o Corti d’Appello (Venezia, Trento, Firenze e Ferrara) che hanno già dichiarato la “non manifesta infondatezza” delle questioni presentate dalle coppie – coordinate dall’associazione radicale “Certi diritti” e assistite da “Rete Lenford – Avvocatura dei diritti” – che si erano viste opporre il rifiuto dalle anagrafi comunali. L’udienza del 23 marzo segnerà un momento importantissimo, storico, per l’affermazione del principio di uguaglianza nel nostro paese e dovrebbe assere attesa con trepidazione da tutti coloro che hanno a cuore la democrazia, la libertà, la repubblica nel loro significato sostanziale. Credo che per questo dovremmo organizzare molte iniziative in tutta Italia, nell’attesa.

Non condivido le preoccupazioni di chi teme un arretramento nel cammino o del peggioramento della situazione (peraltro difficilmente peggiorabile) nel caso di una decisione negativa della Consulta: in tutti i casi, il dibattito che si terrà tra i quindici giudici dell’Alta Corte servirà a riflettere sul significato oggi della parola “famiglia”, sull’evoluzione dei nostri principi costituzionali, sul senso del nostro dirci europei. La motivazione della decisione servirà in tutti i casi a riaccendere le luci sul destino di centinaia di migliaia di italiani le cui vite sono sospese in un vuoto non più tollerabile. Io aspetto, fiducioso.

Obama per l’abrograzione della norma Don’t ask, don’t tell

January 29th, 2010 LuisaM No comments

Dal sito della CNN, le bellissime parole di Barack Obama per abrogare la norma “Don’t ask, don’t tell” che impedisce ai cittadini lgbt di servire apertamente le forze armate.

“We find unity in our incredible diversity, drawing on the promise enshrined in our Constitution: the notion that we are all created equal, that no matter who you are or what you look like, if you abide by the law you should be protected by it,” he said.
We must continually renew this promise. My administration has a Civil Rights Division that is once again prosecuting civil rights violations and employment discrimination. We finally strengthened our laws to protect against crimes driven by hate,” he said.
This year, I will work with Congress and our military to finally repeal the law that denies gay Americans the right to serve the country they love because of who they are.

L’omosessualità non è causa di disagio per i figli

January 29th, 2010 LuisaM No comments

A bocce ferme: una considerazione sui fatti di Rosarno

January 28th, 2010 admin No comments
A bocce ferme (di Francesca Pacchini)
———

Intervengo solo oggi con una considerazione sui fatti di Rosarno. Oggi che, a “bocce ferme”, a mente fredda ne possiamo parlare in maniera più pacata, provando magari anche a fare una riflessione di più largo respiro.
Che cosa è  accaduto con precisione non possiamo saperlo,  noi che viviamo a molti chilometri di distanza. Possiamo ricostruire i fatti dalla lettura dei giornali, da ciò che è stato detto anche alla televisione in quei giorni caldi degli scontri.
Più o meno le cose hanno avuto questa successione: circa millecinquecento persone di colore vivevano assiepate in masserie abbandonate, baracche, silos, nei dintorni di Rosarno. Senza luce. Senz’acqua. Senza diritti né dignità di esseri umani. Ogni giorno un “caporale” arrivava, se li prendeva, li raccoglieva come un robivecchi raccoglie degli stracci. E li portava a lavoro. Al freddo. O sotto il sole. Per otto, dieci, quattordici ore. Se il lavoro c’era. Altrimenti li lasciava là, nelle baracche o lungo le strade. A marcire ed ad aspettare. Ed il caporale poi si prendeva due terzi della paga da fame. Il resto serviva per l’”affitto” delle topaie dove questa povera gente dormiva. Per pagarsi qualcosa da mettere sotto i denti. Per un po’ d’acqua da bere. Sporchi e tristi stavano là, a spezzarsi la schiena. Ma dopotutto, pensava la gente, che cosa pretendono? Potevano stare a casa loro, se qui stanno male. Che importa se a casa loro c’è la guerra. Che importa se sono scappati da una dittatura feroce, o da una carestia che ti consuma, che ha ucciso molti nel tuo villaggio, se hai fratelli, moglie, figli, genitori laggiù in Africa. Se hanno attraversato il deserto, il mare, se hanno rischiato la loro vita in cambio della speranza. Che importa, pensava la gente. Non devono chiedere nulla. E poi ci rubano il lavoro, pensava la gente. E sono sporchi, maleducati. Non sono come noi.
E la ‘ndrangheta se li teneva stretti questi poveri cristi africani. Schiacciati sotto la morsa del ricatto del bisogno, della paura, della miseria. E ne faceva carne da lavoro, schiavi a basso costo per la raccolta delle arance, dei pomodori, o di ciò che in quel momento era necessario raccogliere.
Fino a che qualcuno di loro ha sentito di non farcela più. Ha protestato. Si è  lamentato con i compagni, qualcuno gli ha dato ragione. Le parole hanno corso, la protesta è salita. La rabbia è scoppiata e alcuni di loro, con mazze e spranghe è scesa in strada. Ha spaccato auto, cassonetti vetrine. Ha ferito una donna che passava per caso, mandandola in ospedale. E Rosarno è scesa in piazza per la controffensiva. La ‘ndrangheta è scesa in piazza per la controffensiva. Ed hanno picchiato i neri. Li hanno gambizzati. Hanno sparato. Hanno fatto capire chi comanda e chi deve piegare la testa ed obbedire. Sei nero: subisci come tutti. Le leggi della mafia calabrese sono chiare. E non si può dimenticare ciò che regge la società di tante zone del Sud. Che detta legge in zone come Castelvolturno, dove nel settembre 2008 la Camorra sparò. Ed uccise. Per insegnare. Per mettere bene in chiaro che lì lo Stato non c’è. L’unico Stato, l’unico che conta, sono loro. I boss, i padrini, o in qualunque modo si chiamino.
Ed è  questo il punto: in alcune parti d’Italia lo Stato non c’è. Ha delegato. Si è ritirato.
Ci sono dei pizzini che parlano. Lo Stato si è ritirato non per debolezza ma per scelta. Per comodità. Per assicurarsi voti sicuri e controllo del territorio. Perché forse mafia, camorra, ‘ndrangheta adesso sono nello Stato. Forse. Si dice. Si teme. Dopo il novantaquattro hanno vinto davvero loro? Forse non lo sapremo mai.
E noi cittadini “normali”, che viviamo nelle nostre case calde, che abbiamo luce, acqua, e tutto ciò che l’essere nati in questo ricco paese comporta (ricco si, se lo guardiamo con gli occhi di un immigrato) che cosa facciamo? Guardiamo a questi fatti come normalità. Ci indigniamo se protestano. Votiamo sempre di più per la Lega, che grida contro di loro, che sbraita verso il “diverso”, e che si affretta a “condonare” le badanti e le colf, altrimenti a chi lasciamo i nostri anziani, a chi facciamo pulire le nostre case?
Li usiamo e li buttiamo. Basta che spariscano dopo che hanno lavorato per noi. Che non salgono sui nostri autobus. Che non mandino i loro figli nelle nostre scuole. Che non vengano a curarsi nei nostri ospedali. Che non abitino nella nostra via.
Ma che cosa siamo diventati? Chi siamo oggi noi italiani? Siamo davvero un popolo che non vede e non sente, che non si interessa, che lascia fare purché  non si intacchi l’interesse personale?
Io credo di no. Non tutti sono così. Accanto all’egoismo, all’arrivismo, al mito del denaro facile, della velina disponibile e del tronista belloccio, al coro del “non mi riguarda” il cuore di un’Italia diversa batte ancora. E ancora crede in una società più giusta, accogliente, solidale. In una società pulita, senza mafie, senza falsi valori. Che guarda all’immigrato senza pregiudizio né odio. E non teme la diversità, qualunque essa sia: di pelle, di religione, di orientamento sessuale. Ma questa Italia ha poco spazio, poco modo di esprimersi ma vive ed è presente. Dobbiamo soltanto darle voce, darle fiato. Alimentiamo ciò che di buono abbiamo in noi.
“I hope someday You will join us” diceva John Lennon “and the world will be as one”…Facciamo che sia così. Una volta per tutte.

Francesca Pacchini

(foto di Carlo Traina)

Francesco e Manuel

January 25th, 2010 LuisaM No comments

La storia di Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, dal blog de iMille, di Valentina Vandilli.

Il loro sito:  http://www.gayitaliani.eu

Una maratona contro l’omofobia

January 24th, 2010 LuisaM No comments
——————
Dopo la vergognosa bocciatura della proposta di legge contro l’omofobia, tacciata addirittura di incostituzionalità, si è deciso di dare la parola ai territori e di coinvolgerli in una maratona propositiva e solidale: una mozione contro omofobia e transfobia da depositare entro il 1° dicembre, in tutti i Consigli Regionali, Provinciali, Comunali e Municipali.
Secondo l’esempio del testo già approvato all’unanimità in regione Lazio.
Uniniziativa proposta in modo congiunto dal Tavolo LGBT del Partito Democratico e da Sinistra e Libertà, per cercare di rimediare ad una carenza legislativa che ci sta allontanando sempre più dall’Europa e dalla civiltà. Non è stato possibile approvare la proposta di legge di cui Paola Concia è stata relatrice in Commissione Giustizia e sulla quale ha lavorato per oltre un anno. L’On. Concia proponeva una semplice estensione della “legge Mancino”: una legge che già prevede delle aggravanti nei confronti di atti di discriminazione, odio e violenza compiuti per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. L’estensione sarebbe stata l’introdurre, tra tali motivazioni, l’orientamento sessuale e l’identità di genere.
————-
Cosa è accaduto?
————
Prima della votazione, si è chiesto un ritorno in Commissione Giustizia della proposta di legge, per meglio definire la nozione di “orientamento sessuale”, che evidentemente (o in modo pretestuoso) sembrava non per tutti essere scontata ed acquisita sul piano giuridico. Ma si è votato contro questo ritorno in Commissione e si è passati quindi a votare per la pregiudiziale di costituzionalità sollevata nel frattempo dall’UDC contro la stessa proposta di legge. Risultato: la proposta è stata fatta cadere.
Per rispondere a tutto questo e per far capire che l’omofobia non è un problema dei cittadini Lgbt e delle loro famiglie, ma di tutti coloro che si riconoscono in uno Stato Civile e Democratico e che è un dovere, per ciascuno di noi, impegnarsi perchè l’Italia si adegui agli standard europei, facciamo arrivare questa iniziativa sul tavolo dei Consiglieri (comunali, provinciali e regionali) perchè si mobilitino per far votare questa mozione nel consiglio di cui sono parte.
—————-
Cosa fare?
—————
Contattare i Consiglieri del vostro Comune e della vostra Provincia, rendere nota questa iniziativa e far loro avere questi documenti:
- il testo della mozione, specifico per i consigli comunali, scritto per il Comune di Genzano (Roma)
Potete quindi comunicare gli esiti positivi dei vostri contatti a questo indirizzo email:
E quindi iscrivervi a questo sito: http://www.maratonaomofobia.it/
—————–
Barack Obama ha da poco firmato una legge che definisce “un delitto federale qualsiasi attacco contro una persona solo per il suo orientamento sessuale o la sua identità sessuale”. Quanto dovremo aspettare per poter fare, anche qui in Italia, il necessario passo avanti?
———
Qualora condividiate le ragioni di questa campagna, vi invitiamo ad aderire ed impegnarvi per far girare la proposta.
———
LuisaM

(la foto è di Carlo Traina)