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IN NESSUN PAESE – di Ivan Scalfarotto
Da oggi nuova veste grafica per il sito e soprattutto una nuova avventura editoriale per Ivan Scalfarotto: In Nessun paese (Ed.Piemme), dove si parla di vita vissuta, di sofferenze, di contraddizioni e dell’inciviltà del nostro paese. Un paese dove si continua ad avere paura di chi semplicemente si ama.
Appuntamento il 7 settembre in tutte le librerie!
Il book trailer:
Ad Ivan un gigantesco in bocca al lupo e tutto il nostro affetto per questa nuova avventura!
L’informazione – di Ernesto Maria Ruffini
Dalla penna di Ernesto Maria Ruffini, una nuova puntata del Dizionario della Costituzione, il quinto appuntamento, pubblicato sull’Unità del 23 agosto 2010.
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Tra i mezzi di diffusione del pensiero, la cui libertà è garantita all’art. 21 della Costituzione, una posizione privilegiata deve essere riconosciuta alla stampa, che i Costituenti vollero tutelare prevedendo la trasparenza dei relativi mezzi di finanziamento.Nel ventennio fascista avevano visto che molti giornalisti legati al regime avevano «sacrificato la loro dignità e prostituito il loro ingegno [...] ai facili onori, ai facili plausi»; avevano «immolato la dignità del loro intelletto sull’altare dell’oro, del denaro»; avevano «tenuto un contegno che sotto tutti gli aspetti è stato riprovevole» e, cosa ancora più grave, avevano influenzato «la formazione dell’opinione pubblica del nostro Paese [...] da questo stillicidio, da questo veleno che veniva quotidianamente propinato all’opinione pubblica», ingenerando «in molti cittadini italiani, il culto della violenza, il culto dell’ingiustizia, il culto, insomma, di tutti i sentimenti deteriori dell’uomo e del cittadino, e invece» deridendo «quelle che erano le istituzioni più alte: la democrazia, la libertà; tutto ciò che rende l’uomo veramente degno di tale nome». Da tutto questo deriva l’importanza che i giornali facciano sapere all’opinione pubblica «chi li sovvenziona, da quali fonti traggono il denaro col quale sono in grado di mantenersi», perché il «tono del giornale non è dato infatti tanto dal direttore o dai redattori, quanto da chi lo sovvenziona, perché quel giornale rappresenta i suoi interessi ed è l’esponente delle sue idee» (Cavallari).
Ernesto Maria Ruffini
Perchè LaicitaeDiritti
Dizionario della Costituzione : Gli Stranieri – di Ernesto Maria Ruffini
I nostri Costituenti, molti dei quali avevano dovuto rifugiarsi all’estero per «sottrarsi alla cattura o alla morte o alla lunga detenzione da parte del regime fascista» (Cavallari), vollero riservare un’attenzione particolare nei confronti degli stranieri.Dizionario della Costituzione: l’Uguaglianza – di Ernesto Maria Ruffini
Il secondo appuntamento del Dizionario della Costituzione – su l’Unità di domenica 8 agosto 2010.
L’art. 3 della Costituzione, quello che riconosce che le persone sono tutte uguali davanti alla legge, è certamente uno degli articoli più belli ed importanti della nostra Costituzione. Nei resoconti dei diciotto mesi di attività del’Assemblea Costituente, le parole “uguaglianza” e “uguali” sono ripetute centinaia di volte. Uguali senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Un principio che i Costituenti vollero fermamente affermare «dopo le recenti violazioni per motivi politici e razziali» (Ruini). Un principio che vollero scrivere per i più deboli, per le minoranze, per tutelare i pochi e non i molti, perché «la Costituzione è fatta per le minoranze e non per le maggioranze, per tutelare i pochi e non i molti. I molti non hanno bisogno di Costituzione, hanno la forza» (Lucifero d’Aprigliano). Perché lo Stato non è costituito solamente «dalla maggioranza dei cittadini, ma da tutti i cittadini e non deve essere rappresentante dei più e tollerante dei meno» (Marchesi).
L’uguaglianza dinanzi alla legge è un principio scritto per riconoscere che siamo tutti diversi e per evitare che le nostre differenze possano essere motivo di discriminazione a svantaggio di chi è più debole o di trattamenti privilegiati a favore di chi è più forte. «Uguaglianza giuridica», infatti, «non significa trattamento uguale di problemi disuguali, ma applicazione dei principî di giustizia alle situazioni concrete. “A ciascuno il suo: non a tutti lo stesso”, è il principio di giustizia. L’eguaglianza non è parità aritmetica né quantitativa; come la giustizia è proporzione» (Riccio). Un principio scritto per «mettere in luce il carattere dinamico che deve avere lo Stato democratico» (Moro) e per «incanalare lo sviluppo della nostra società verso una maggiore eguaglianza» (Togliatti).
In questa prospettiva, i Costituenti hanno affidato un impegno concreto al «legislatore ordinario, quello di emanare leggi e disposizioni, le quali attuino questa garanzia e la rendano effettiva» (Ravagnan), secondo un principio che avrebbe dovuto guidare la mano del futuro legislatore e che dovrebbe permeare ancora oggi tutto il nostro ordinamento.
Infatti, «dopo aver fatto una solenne affermazione dei principî di libertà e uguaglianza, nella concreta realtà sociale, questi principî possono trovare poi ostacoli di ordine economico e sociale che impediscano il raggiungimento dell’affermata eguaglianza. Pertanto tutta l’opera della legislazione italiana deve tendere ad eliminare questi ostacoli» (Basso). Perché «se vogliamo che la nostra Costituzione abbia un carattere effettivamente moderno, aderente alla realtà attuale, se vogliamo che la democrazia non sia soltanto una democrazia formale, ma che sia effettiva, dobbiamo integrare il riconoscimento dei diritti di libertà con i diritti economici e sociali. Ne viene, come corollario, che non si tratta soltanto del riconoscimento, ma che è necessaria anche la garanzia» (Ravagnan).
La Costituzione, pertanto, non si limita ad affermare l’uguaglianza di tutti di fronte alla legge, ma chiede alla Repubblica di non rimanere indifferente di fronte alle ingiustizie, ma di combatterle attraverso una concreta politica di riforma della società. Ora come allora, si trattava «di realizzare in fatto, il più possibile, l’eguale dignità di tutti gli uomini». Occorreva non accontentarsi solo di parole, «di dichiarazioni astratte», porre invece in essere una moderna «legislazione sociale, che» rendesse «in fatto eguali le condizioni e le possibilità di vita di tutti i cittadini» (Moro).
Prima della Costituzione, invece, le ingiustizie sociali, le condizioni economiche o personali non erano prese in considerazione dalla legislazione e anche per questo le disuguaglianze erano destinate a perpetuarsi, condannando le persone meno fortunate a rimanere tali. E’ a loro che si rivolge in particolar modo l’art. 3 della Costituzione ed è all’art. 3 che dovremmo guardare noi oggi.
Ernesto Maria Ruffini
Un tempo che non esiste più – di Ivan Scalfarotto
Il giudice Vaughn Walker ha sancito ieri l’incostituzionalità della “Proposition 8″ che aveva bandito i matrimoni gay dalla California. Una sentenza che chiude soltanto temporaneamente una storia tortuosa che finirà sicuramente davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti e che aveva lasciato le 18 mila coppie che avevano fatto in tempo a sposarsi, nei quattro mesi e mezzo in cui era stato legalmente possibile in California, in una specie di limbo. Leggere la sentenza del giudice Walker è un’esperienza veramente interessante: tutti i pregiudizi e gli stereotipi sul matrimonio gay sono smontati senza nessuna pietà, uno per uno, per quelli che sono: pregiudizi moralistici basati sulla superiorità morale della maggioranza eterosessuale sulla minoranza omosessuale.Ivan Scalfarotto
SAPPIAMO COSA MANGIAMO?
A RUOTE LIBERE: Piombino (LI), sabato 25 settembre, ore 16
L’iniziativa si terrà il 25 settembre di nuovo a Piombino (LI), presso l’Auditorium del Centro Giovani, alle ore 16. Presenteremo il libro scritto dalla dott.ssa Elena Grassi “Oltre ogni ragionevole scommessa” (l’introduzione è a firma del senatore Ignazio Marino).
limitazioni fisiche impostegli dall’handicap, raggiungendo grandi soddisfazioni sia sul piano personale che professionale. La dott.ssa Grassi, con delicatezza ed ironia, ci narra episodi di una vita vissuta all’insegna della determinazione e del non arrendersi, in nessun caso. E’ una libro che affascina e che ti lascia qualcosa dentro che difficilmente se ne andrà. Perchè si racconta la vita di Stefano, ma in ogni paragrafo è come se ci fosse una parte di noi. E’ un libro che ti guarda dentro, che spinge a riflettere ed a cercare di capire se veramente, in ogni momento della nostra vita, abbiamo davvero avuto, come il protagonista, la grinta ed il coraggio di metterci in gioco fino in fondo. Oltre ogni ragionevole scommessa.
Piombino (LI): “Regione straniera” di Giuseppe Civati





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